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	<title>Cambiocasa News &#187; Economia</title>
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		<title>Tasse sulla casa 2014</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2014 10:20:57 +0000</pubDate>
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</div>Quest’anno c&#8217;è stato un vero e proprio &#8220;terremoto&#8221; per quanto riguarda le tasse sulla casa, questi continui cambiamenti di rotta, smentite e contro-smentite non hanno fatto altro che confondere i cittadini. Il governo Letta ha introdotto la Iuc (Imposta unica comunale) che raggruppa altre tasse riguardanti gli immobili commerciali e abitativi, altra tassa la &#8220;temutissima&#8221;<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2014/06/tasse-sulla-casa-2014/">Read more...</a></strong>
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</div><p>Quest’anno c&#8217;è stato un vero e proprio &#8220;terremoto&#8221; per quanto riguarda le tasse sulla casa, questi continui cambiamenti di rotta, smentite e contro-smentite non hanno fatto altro che confondere i cittadini. Il governo Letta ha introdotto la Iuc (Imposta unica comunale) che raggruppa altre tasse riguardanti gli immobili commerciali e abitativi, altra tassa la &#8220;temutissima&#8221; Imu (Imposta municipale unica), Tasi (imposta sui servizi indivisibili, ex Tarsu) e Tari (tassa per finanziare il servizio di gestione dei rifiuti urbani e assimilati).</p>
<p><strong>IMU</strong></p>
<p>Si paga sui fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli, quest’anno l’Imu non è dovuta sulle abitazioni <strong>principali</strong> non di lusso. La base imponibile dell’Imu 2014 si stabilisce dalla rendita catastale dell’immobile e moltiplicando l’importo per i coefficienti definiti dalla legge per ogni tipologia immobiliare. L’aliquota base è pari al 7,6 per mille, ma possono esserci modifiche comunali, l’Imu si paga in due rate con scadenze al 16 giugno e il 16 dicembre 2014.</p>
<p><strong>TASI</strong></p>
<p>L’imposta sui servizi indivisibili si applica sui fabbricati, compresa la prima casa, e sulle aree fabbricabili. Pagano la Tasi tutti i possessori degli immobili, inquilini compresi (questi ultimi in misura tra il 10 e 30%, secondo il comune). L’aliquota base è l’1 per mille.</p>
<p><strong>TARI</strong></p>
<p>La Tari si applica su tutti gli immobili suscettibili di generare rifiuti urbani. Le quote sono fisse e una variabile. Le utenze domestiche pagheranno la Tari in funzione dei metri quadrati dell’abitazione e del numero di componenti della famiglia. Entro il 30 giugno il Ministero dell’Ambiente dovrà approvare un nuovo regolamento sulle tariffe della Tari.</p>
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		<title>Scadenze da ricordare: lunedì 18 febbraio, opzione per l’Iva di gruppo</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 10:45:47 +0000</pubDate>
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<img width="250" height="250" src="http://news.cambiocasa.it/wp-content/uploads/2013/03/imu-7.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Imu: si ricorda la scadenza del saldo entro il 17 dicembre" />
</div>I ritardatari potranno mettersi in regola inviando il modello “entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile” e versando contestualmente la sanzione Le società che vogliono aderire al regime dell’Iva consolidata hanno tempo fino a lunedì 18 febbraio per inviare all’Agenzia delle Entrate, in modalità telematica, il modello Iva 26 (il termine di legge<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2013/02/scadenze-da-ricordare-lunedi-18-febbraio-opzione-per-liva-di-gruppo/">Read more...</a></strong>
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</div><p><strong><em>I ritardatari potranno mettersi in regola inviando il modello “entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile” e versando contestualmente la sanzione</em></strong></p>
<p><strong>Le società che vogliono aderire al regime dell’Iva consolidata hanno tempo fino a lunedì 18 febbraio per inviare all’Agenzia delle Entrate, in modalità telematica, il modello Iva 26 (il termine di legge è il 16 febbraio, ma quest’anno, cadendo di sabato, slitta automaticamente al lunedì successivo). L’opzione resta valida per un unico anno solare.</strong><br />
<span id="more-5424"></span><br />
La disciplina del consolidato <strong>Iva </strong>(articolo 73, comma 3, Dpr 633/1972) prevede un meccanismo di compensazione dei saldi Iva periodici delle varie società collegate con la controllante. I versamenti d’imposta periodici e il saldo annuale sono effettuati, per tutte le società aderenti, soltanto dalla controllante, previa compensazione delle eccedenze detraibili trasferite dalle partecipanti.</p>
<p>Rimane invariata l’autonoma soggettività passiva di ciascuna società partecipante, sia nei rapporti interni sia in quelli con i terzi.<br />
Il regime, quindi, consente tempi più brevi per il recupero delle eccedenze di credito maturate, eliminando le lunghe procedure di rimborso. Al riguardo, per evitare eventuali intenti elusivi, la Finanziaria 2008 ha vietato alle società che entrano per la prima volta nella liquidazione Iva di gruppo di trasferire alla controllante il credito pregresso, che può essere chiesto a rimborso o utilizzato in compensazione solo dalla società stessa.</p>
<p>Possono aderire al regime dell<strong>’Iva di gruppo</strong> le società di capitali che possiedono oltre il 50% delle azioni o quote di un’altra società. Sono considerate controllate Spa, Sapa e Srl che siano, a loro volta, possedute per oltre il 50% del loro capitale, dalla controllante o da una propria controllata.</p>
<p>Il possesso deve risalire senza interruzioni, almeno fino all’inizio del precedente periodo d’imposta (1° gennaio 2012, nel caso di opzione per il 2013). Sono escluse dal consolidato le società di persone.<br />
Possono accedere all’Iva di gruppo anche le società estere se, oltre a rispettare i suddetti requisiti di controllo, sono residenti in un altro Stato Ue, sono costituite in forma equivalente a quella di società di capitali italiane e sono identificate in maniera diretta, oppure tramite rappresentante fiscale o stabile organizzazione.</p>
<p>L’eventuale ritardo od omissione dell’opzione può essere sanato ricorrendo all’istituto della “remissione in bonis” (articolo 2, comma 1, del Dl 16/2012), una particolare forma di ravvedimento, finalizzato a evitare che semplici dimenticanze di comunicazioni precludano al contribuente, in possesso dei requisiti di legge, la fruizione di benefici fiscali o regimi opzionali.</p>
<p>Tali disposizioni sono state chiarite dall<strong>’Agenzia delle Entrate</strong> con la circolare 38/E del 2012. Il documento di prassi riconosce, tra le fattispecie sanabili, anche l’omesso invio del modello Iva 26 da parte della società controllante. La possibilità di regolarizzare la violazione è legata all’assenza di accessi, ispezioni o verifiche, alla presenza dei requisiti sostanziali richiesti dalla norma di riferimento (società di capitali con oltre il 50% di azioni o quote di altra società), all’invio della comunicazione dell’opzione “entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile” e, infine, al versamento contestuale della sanzione, nella misura minima di 258 euro (articolo 1, comma 2, Dl 16/2012).</p>
<p>In sede di prima applicazione della norma, il termine di regolarizzazione, sia per gli adempimenti omessi nel 2012 che per quelli omessi nel 2011, è stato eccezionalmente fissato al 31 dicembre 2012. A regime, l’eventuale mancato invio di “Iva 26” potrà essere sanato trasmettendo il modello entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile (per il 2013, quindi, entro il 30 settembre in caso di soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare).</p>
<p><strong><em>Fonte: FiscoOggi</em></strong></p>
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		<title>Sanzioni alla PA per ritardo pagamenti dal 2013</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Dec 2012 00:00:43 +0000</pubDate>
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</div>Da gennaio 2013 tutti i contratti saranno soggetti al Decreto di recepimento UE contro il ritardo nei pagamenti dalla PA e tra le imprese. Qualcosa cambia per gli interessi di mora, anche in ambito Edilizia con il Decreto ritardo pagamenti che andrà in vigore dai contratti 2013. Dal 2013, infatti, scatterà la legge che prevede<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2012/12/sanzioni-alla-pa-per-ritardo-pagamenti-dal-2013/">Read more...</a></strong>
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</div><p><strong><em>Da gennaio 2013 tutti i contratti saranno soggetti al Decreto di recepimento UE contro il ritardo nei pagamenti dalla PA e tra le imprese. Qualcosa cambia per gli interessi di mora, anche in ambito Edilizia con il Decreto ritardo pagamenti che andrà in vigore dai contratti 2013.</em></strong></p>
<p><strong>Dal 2013, infatti, scatterà la legge che prevede interessi di mora automatici in caso di ritardo nei pagamenti per “fornitura di merci e prestazione di servizi dietro compenso”, in base al DLgs n. 192/2012 sui pagamenti nelle transazioni commerciali (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 novembre 2012) con cui lo Stato italiano ha recepito la Direttiva 2011/7/UE per risolvere l’annoso problema del ritardo nei pagamenti della PA e non solo.</strong><br />
<span id="more-5181"></span><br />
Da molto anni, in verità, il problema affligge le imprese italiane e non solo per i <strong>ritardi dei pagamenti dalla PA,</strong> ma anche tra le stesse imprese. Ora, per i contratti conclusi a partire dal 1° gennaio 2013, per pagamenti che superino i 30 giorni (60 in casi particolari) dalla scadenza prevista, gli interessi di mora scatteranno automaticamente, con una maggiorazione del tasso degli interessi legali moratori, dal precedente 7% all’attuale 8%, rispetto al <strong>tasso fissato dalla BCE per le operazioni di rifinanziamento.</strong></p>
<p>Quindi, il creditore non deve più inviare solleciti o preavvisi di inadempimento. La stessa norma sarà valida anche se il debitore è una <strong>Pubblica Amministrazione.</strong> La direttiva sul ritardo nei pagamenti dal 2013 sarà applicata a tutti i settori produttivi senza eccezioni, incluso quello edile.</p>
<blockquote><p>Il Vice Presidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, ha chiarito i recenti dubbi dell’ANCE che chiedeva se la norma riguardasse anche il settore edile in una lettera inviata al Presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili, Paolo Buzzetti: la Direttiva sui ritardi di pagamento (2011/7/UE) ha stabilito la nozione di “fornitura di merci e prestazione di servizi dietro compenso”, ma questa va intesa anche con la inclusione della progettazione ed esecuzione di opere, edifici pubblici e lavori di ingegneria civile.</p></blockquote>
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		<title>Convegno &#8216;L&#8217;impronta ambientale dei prodotti&#8217; per  la green economy</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2012 00:00:30 +0000</pubDate>
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</div>Convenienza ecologica, low carbon cost e valore ambientale, saranno questi i riferimenti per la spesa del consumatore. Alla presenza del Ministro Corrado Clini Legambiente presenta l&#8217;esperienza pioniera dell&#8217;etichetta &#8216;PER IL CLIMA': centinaia di aziende indicano un percorso di innovazione e green economy. I consumatori hanno il potere reale di influenzare il mercato e le scelte<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2012/10/convegno-limpronta-ambientale-dei-prodotti-per-la-green-economy/">Read more...</a></strong>
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</div><p><strong><em>Convenienza ecologica, low carbon cost e valore ambientale, saranno questi i riferimenti per la spesa del consumatore.</em></strong></p>
<p><strong>Alla presenza del Ministro Corrado Clini Legambiente presenta l&#8217;esperienza pioniera dell&#8217;etichetta &#8216;PER IL CLIMA': centinaia di aziende indicano un percorso di innovazione e green economy. I consumatori hanno il potere reale di influenzare il mercato e le scelte produttive. Questa consapevolezza è molto cresciuta anche in Italia negli ultimi anni e lo testimonia con evidenza il successo del convegno &#8216;L&#8217;impronta ambientale dei prodotti&#8217;, organizzato a Milano da Legambiente in collaborazione con IEFE-Bocconi e Ambiente Italia e con il patrocinio del Ministero dell&#8217;Ambiente e della Rete Cartesio, che ha visto oltre 600 partecipanti e interessanti contenuti di livello internazionale.</strong><br />
<span id="more-4849"></span><br />
La giornata di lavoro ha messo a confronto alcune delle esperienze più significative di misurazione degli impatti ambientali attraverso le impronte di CO2, di acqua e di risorse dei prodotti. In un momento di stallo dei negoziati internazionali per il controllo delle emissioni inquinanti, il convegno ha posto al centro della discussione contenuti della strategia europea su un uso più efficiente delle risorse e in particolare le etichette ambientali di prodotto quali strumenti per fare in modo che la scelta del consumatore possa basarsi sia sul prezzo del prodotto che sul reale costo ambientale.</p>
<p>L&#8217;informazione al <strong>consumatore </strong>insieme ai percorsi di <strong>sostenibilità </strong>e innovazione delle aziende sono, infatti, elementi essenziali delle politiche europee. L’evoluzione dello scenario italiano è stata approfondita attraverso le esperienze sperimentate con successo da Legambiente (Etichetta PER IL CLIMA www.viviconstile.org) relative ad etichette fondate sull&#8217;analisi delle emissioni dei gas climalteranti di prodotti e servizi, sulle EPD (Environmental Product Declaration) e, inoltre, su un progetto promosso dal Ministero dell&#8217;Ambiente per la valutazione dell<strong>&#8216;impronta ambientale</strong> dei sistemi e dei modelli di produzione e, infine, sul QUAM che definisce la <strong>qualità ambientale dei prodotti made in Italy</strong> su cluster del territorio italiano.</p>
<p>Dal convegno è emerso che la responsabilità ambientale dell’impresa non può essere confinata ai processi di produzione. Si consolida così un approccio imperniato sulla necessità di trasmettere <strong>l’impegno ambientale</strong> a tutta la &#8216;catena del valore&#8217; relativa al prodotto o al servizio che viene offerto sul mercato da un’organizzazione: dai fornitori ai clienti, alla logistica, al <strong>consumatore </strong>finale.</p>
<p>Infatti gli <strong>impatti ambientali </strong>considerati maggiormente significativi non sono tanto quelli diretti, limitati alla produzione, bensì quelli indiretti, generati a partire dalla produzione/estrazione delle materie prime utilizzate, alla logistica e distribuzione, al consumo e al fine vita di un prodotto o alla possibilità di rigenerarne le funzioni, per avviare un nuovo ciclo di vita dei materiali di cui è composto. Per un’impresa produttrice, tenere conto di questi impatti ed operare nella logica del &#8216;ciclo di vita&#8217; del prodotto significa prendersi concretamente cura anche di comunità di cui non si fa parte, nonché delle future generazioni.</p>
<blockquote><p>&#8216;Sono sempre più numerosi i cittadini che presterebbero attenzione ad un indicatore sintetico, un voto, un giudizio sulle conseguenze ambientali delle proprie scelte di consumo e della fruizione di servizi &#8211; ha ribadito Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente -. Le aziende si assumano quindi la responsabilità di misurare l&#8217;impatto dei propri prodotti e di dichiararlo in un modo verificabile, così i cittadini che scelgono sulla base di tali dichiarazioni saranno consapevoli delle conseguenze ambientali che li coinvolgono. In questo modo, le aziende sono stimolate ad innovare le produzioni per renderle più sostenibili e i cittadini a cambiare consumi e stili di vita. È questa la green economy in cui crediamo&#8217;.</p></blockquote>
<p>L&#8217;esperienza dell&#8217;<strong>etichetta PER IL CLIMA</strong> di Legambiente è solo una esperienza pioniera tra le altre sostenute dal governo nazionale, dalle Regioni, dall&#8217;Unione Europea. Aziende e distretti industriali che hanno valutato o stanno valutando il proprio impatto ambientale sulla base del ciclo di vita dei prodotti oramai costituiscono una massa critica: una dozzina di distretti industriali italiani (calzaturiero, mobile, conciario, vitivinicolo&#8230;), un centinaio le <strong>aziende </strong>che hanno individuato nelle etichette di prodotto uno strumento di garanzia nel dialogo con il consumatore o con i clienti, siano pubblici o privati. È un pezzo significativo, innovativo della vera <strong>green economy italiana.</strong></p>
<p><strong>Le &#8216;impronte ambientali&#8217; dei prodotti (e le etichette che ne certificano l’attendibilità), </strong>rappresentano oggi un’efficace opportunità che molte imprese stanno decidendo di cogliere per poter comunicare al mercato il proprio impegno e l’eccellenza delle proprie prestazioni, evitando i rischi del cosiddetto greenwashing (l&#8217;ingiustificata appropriazione di virtù ambientaliste da parte di aziende, industrie e realtà produttive).</p>
<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2012/10/convegno-limpronta-ambientale-dei-prodotti-per-la-green-economy/">Read more...</a></strong>
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		<title>Dismissione beni pubblici, no alla svendita</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Aug 2012 02:00:08 +0000</pubDate>
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</div>Questo il consiglio di Achille Colombo Clerici, che suggerisce l&#8217;alternativa: la creazione di un sistema di titoli, rappresentativi di fondi in cui siano conferiti i beni pubblici. Lo Stato, per evitare la svendita dei beni pubblici, nel suo piano di abbattimento del debito pubblico, potrebbe conferire gli immobili in fondi sempre a gestione pubblica per<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2012/08/dismissione-beni-pubblici-no-alla-svendita/">Read more...</a></strong>
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</div><p><strong><em>Questo il consiglio di Achille Colombo Clerici, che suggerisce l&#8217;alternativa: la creazione di un sistema di titoli, rappresentativi di fondi in cui siano conferiti i beni pubblici.</em> </strong></p>
<p><strong>Lo Stato, per evitare la svendita dei beni pubblici, nel suo piano di abbattimento del debito pubblico, potrebbe conferire gli immobili in fondi sempre a gestione pubblica per poi collocarne sul mercato le quote, secondo Achille Colombo Clerici, Presidente Assoedilizia. Nella dismissione dei beni pubblici (immobili e partecipazioni) Stato ed enti locali non devono comportarsi come un qualunque privato cittadino: cessione materiale del bene ad un acquirente terzo. </strong><br />
<span id="more-4569"></span><br />
La conseguenza è ovvia: se devono <strong>dismettere </strong>in tempi brevissimi e gli <strong>immobili </strong>non sono nelle condizioni ottimali per la <strong>vendita</strong>, alla fine essi sono costretti alla <strong>svendita</strong> e impossibilitati alla <strong>rivalutazione degli immobili </strong>stessi, che invece la fa l&#8217;<strong>acquirente </strong>e non il <strong>venditore</strong>. Dovrebbero, invece, conferire gli <strong>immobili </strong>in fondi affidati alla gestione di appositi soggetti creati sempre dall&#8217;ente pubblico proprio allo scopo di rivalutarli. I titoli rappresentativi dei fondi andrebbero collocati sul mercato della libera sottoscrizione da parte dei <strong>risparmiatori </strong>privati: una sorta di processo di finanziarizzazione degli <strong>immobili pubblici.</strong></p>
<p>Naturalmente, se la redditività dei beni non bastasse a rendere competitivo questo <strong>investimento </strong>rispetto ad altre forme di <strong>investimento</strong>, il<strong> prezzo di collocamento</strong> sarà adeguatamente ridotto rispetto a quello di mercato. In tal modo potranno esser conferiti utilmente nel fondo anche immobili dalla redditività diretta scarsa o inesistente, come ad esempio quelli destinati all&#8217;attività istituzionale degli enti pubblici. In tal modo, verrà a crearsi un mercato di questi titoli, nei quali i valori potranno apprezzarsi man mano che la gestione degli immobili li porterà ad una valorizzazione economica.</p>
<blockquote><p>Precisa infine Colombo Clerici: &#8221;Lo Stato e gli enti pubblici conferenti, ove mantenessero in portafoglio una quota dei titoli emessi, con la rivalutazione degli stessi nel tempo, potrebbero anch&#8217;essi beneficiare di un vantaggio patrimoniale. È opportuno aggiungere che tale forma di dismissione, a differenza della cessione materiale dei beni, non avrebbe interferenze negative sul mercato immobiliare, in quanto non produrrebbe un repentino accrescimento dell&#8217;offerta immobiliare&#8221;.</p></blockquote>
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		<title>News, calo degli sfratti</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jul 2012 02:00:55 +0000</pubDate>
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</div>Sono in gran parte dovuti alla volontà di vendere le case libere dagli inquilini. Nel 2011 sono calati rispetto al 2010, per le case di abitazione, sia i provvedimenti di sfratto che gli sfratti eseguiti. Lo segnala la Confedilizia sulla base dell’analisi degli ultimi dati resi noti dal Ministero dell’interno. In particolare, i provvedimenti di<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2012/07/news-calo-degli-sfratti/">Read more...</a></strong>
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</div><p><strong><em>Sono in gran parte dovuti alla volontà di vendere le case libere dagli inquilini.</em></strong></p>
<p><strong>Nel 2011 sono calati rispetto al 2010, per le case di abitazione, sia i provvedimenti di sfratto che gli sfratti eseguiti. Lo segnala la Confedilizia sulla base dell’analisi degli ultimi dati resi noti dal Ministero dell’interno. In particolare, i provvedimenti di sfratto emessi sono stati nel 2011 63.846, rispetto ai 65.664 del 2010. Di questi, 832 sono basati su necessità del locatore, 7.471 su finite locazioni e 55.543 su “morosità o altra causa” (secondo la dizione esatta del Ministero). </strong><br />
<span id="more-4452"></span><br />
Nel 2010, invece, i provvedimenti emessi per necessità del locatore erano stati 900, quelli per finite <strong>locazioni </strong>8.495 e quelli per <strong>morosità o altra causa </strong>56.269. Dal canto loro, gli <strong>sfratti </strong>eseguiti sono stati nel 2011 28.641, rispetto ai 29.889 del 2010. E quindi anche qua in diminuzione oltre che, in entrambi gli anni, rappresentando neppure la metà dei provvedimenti di <strong>sfratto </strong>emessi. L’unico dato in aumento è quello delle richieste di esecuzione (123.914 nel 2011 contro le 111.260 del 2010) che, risultando di numero doppio rispetto ai provvedimenti emessi, si riferiscono evidentemente ad anni passati o sono state presentate più volte per una stessa esecuzione.</p>
<p>A giudizio della Confedilizia, il carico degli <strong>sfratti</strong>, pur in diminuzione, rimane comunque pesante e appare in gran parte dovuto al fatto che, pressati dal forte <strong>carico fiscale,</strong> i <strong>proprietari </strong>che decidono per questa ragione di vendere le loro unità immobiliari si preoccupano prima di tutto di renderle libere da <strong>inquilini </strong> (e questo, anche portando ad esecuzione i provvedimenti di <strong>sfratto per morosità </strong>il più presto possibile).</p>
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