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	<title>Cambiocasa News &#187; Abusivismo edilizio</title>
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		<title>“No allo scempio”, casa colonica di Leopardi diventerà residenziale</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2014 08:47:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Administrator]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Abusivismo edilizio]]></category>
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</div>Colle che ispiro Giacomo Leopardi diventerà residenziale Accettato il progetto presentato nel 2012 per la trasformazione di una abitazione agricola nelle vicinanze del colle del poeta (Leopardi), il colle dell’Infinito, il promontorio che ha ispirato il sommo Giacomo Leopardi a comporre uno dei più bei canti dell’era moderna, se Giacomo Leopardi fosse ancora vivo, non<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2014/04/no-allo-scempio-casa-colonica-di-leopardi-diventera-residenziale/">Read more...</a></strong>
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<strong>This article is copyright ©  Cambiocasa News</strong>
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</div><p>Colle che ispiro Giacomo Leopardi diventerà residenziale</p>
<p><em>Accettato il progetto presentato nel 2012 per la trasformazione di una abitazione agricola nelle vicinanze del colle del poeta (Leopardi), il colle dell’Infinito</em>, il promontorio che ha ispirato il sommo Giacomo Leopardi a comporre uno dei più bei canti dell’era moderna, se Giacomo Leopardi fosse ancora vivo, non troverebbe più lo stesso paesaggio, che tanto lo ispiro, il colle dell&#8217;infinito <strong>non sarà più lo stesso</strong>.</p>
<p>Nonostante un vincolo paesaggistico del ministero dei Beni culturali (datato 1955), che tutelava l’intera area tanto amata dal poeta, la proprietaria di alcuni terreni ha presentato un progetto denominato “Piano di recupero di iniziativa privata”, questo progetto prevede la trasformazione di una casa colonica, a ridosso del colle, da agricola a residenziale. Alla notizia, un movimento di contrari, ha iniziato una campagna contraria, il progetto ha ricevuto parere negativo della stessa sovrintendenza delle Marche la signora non si è arresa e ha presentato, vincendolo, un ricorso al Tar, opponendosi al NO secco dei vertici regionali dei Beni culturali.<span id="more-7033"></span></p>
<p>Anche l&#8217;ultima arma nelle mani dei contrari non è servita a bloccare lo &#8220;<em>scempio</em>&#8220;, il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar è stato respinto. Il Consiglio di Stato ha riconosciuto le ragioni della proprietaria, dichiarando che: &#8220;<em>l’area non è sottoposta a vincolo di inedificabilità, che l’intervento ha il pregio di proporre il recupero di un immobile logorato dal tempo e che la tutela del preminente valore del paesaggio non deve necessariamente coincidere con la sua statica salvaguardia</em>&#8220;.</p>
<p>È davvero un dispiacere vedere il cambiamento del colle di Leopardi, il paesaggio in Italia è difficile da difendere, anche perché c’è il senso comune che il paesaggio e la sua tutela siano una variabile indipendente, slegata da quella del benessere e dell’identità del paese.</p>
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		<title>L’abusivismo edilizio in Italia: un dossier Legambiente</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Dec 2012 00:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Administrator]]></dc:creator>
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</div>Il fenomeno dell’abusivismo edilizio, che ha prosperato indisturbato per decenni, è un’autentica piaga del nostro Paese. Una ferita continuamente riaperta dalle promesse di condono edilizio. Ma a promuovere il nuovo cemento illegale è un altro “incentivo” micidiale: la quasi matematica certezza che l’immobile abusivo non verrà abbattuto. Le ordinanze di demolizione effettivamente eseguite, anche quando<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2012/12/labusivismo-edilizio-in-italia-un-dossier-legambiente/">Read more...</a></strong>
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</div><p><strong><em>Il fenomeno dell’abusivismo edilizio, che ha prosperato indisturbato per decenni, è un’autentica piaga del nostro Paese. </em></strong></p>
<p><strong>Una ferita continuamente riaperta dalle promesse di condono edilizio. Ma a promuovere il nuovo cemento illegale è un altro “incentivo” micidiale: la quasi matematica certezza che l’immobile abusivo non verrà abbattuto. Le ordinanze di demolizione effettivamente eseguite, anche quando sono previste da sentenze della magistratura diventate definitive, sono l’eccezione, non la regola. E il mattone fuorilegge continua a prosperare, devastando il paesaggio, alimentando una vera e propria filiera del cemento illegale (dalle cave agli impianti di calcestruzzo fino alle imprese edili), arricchendo in molti territori le casse dei clan Non basta. Nei cantieri del mattone illegale il lavoro nero è la regola, la sicurezza semplicemente non esiste, i materiali utilizzati sono di pessima qualità. </strong><br />
<span id="more-5187"></span><br />
La legalità e il rispetto delle regole diventano, così un “fastidioso” problema, risolto con la rimozione delle responsabilità e la negazione delle caratteristiche ormai esclusivamente speculative del fenomeno dell<strong>’abusivismo edilizio. </strong>E nelle rare occasioni in cui qualche magistrato o qualche sindaco coraggioso decidono di dare corso all’obbligo, previsto per legge, della demolizione, la casa da abbattere è sempre abitata da qualche “bisognoso”, che merita proteste e manifestazioni di solidarietà da parte di rappresentati politici (spesso senza distinzioni di schieramento) o autorità ecclesiastiche.</p>
<p>In questo clima, inaccettabile per un Paese civile, solo nel 2011 l’industria del mattone illegale ha messo a segno 25.800 nuovi abusi, tra case ex novo e significativi ampliamenti di volumetria in immobili preesistenti. Una cifra che rappresenta il 13,4% del totale delle <strong>nuove costruzioni</strong>. Significa che oltre una nuova casa su dieci di quelle sorte nell’ultimo anno è fuorilegge. Il “processo di accumulazione” nel corso del tempo è micidiale. Tra il 2003, ultimo anno in cui era possibile presentare la domanda di condono edilizio, e il 2011, infatti, il Cresme ha censito la cifra record di 258 mila <strong>case abusive, </strong>per un giro di affari illegale, basato sui numeri e sui valori immobiliari medi, che Legambiente calcola in circa 18,3 miliardi di euro.</p>
<p>A questa colata di <strong>cemento fuorilegge</strong> si deve sommare il vecchio <strong>abusivismo</strong>, quello costruito prima del 2003 e non condonabile, che fa brutta mostra di se lungo la penisola, molto spesso sulle coste, nelle zone di maggiore pregio paesaggistico, nelle aree più fragili del territorio dove esistono vincoli precisi legati al dissesto idrogeologico. Dove non si può edificare perché la terra frana e i fiumi esondano, inghiottendo tutto quello che trovano sulla loro strada, case e abitanti compresi.</p>
<p>A fronte di questa realtà, le demolizioni effettivamente eseguite nei comuni capoluogo di provincia che hanno risposto al questionario di Legambiente (realizzato nell’ambito della ricerca Ecosistema urbano 2012) sono state, dal 2000 al 2011, appena 4.956, ovvero il 10,6% delle 46.760 ordinanze emesse. Il provvedimento, insomma, arriva ma la possibilità di farla franca è comunque elevatissima.</p>
<p>La città con il maggior numero di ordinanze di demolizione emesse negli ultimi undici anni è Napoli, con 16.837 provvedimenti, che però riesce a portarne a termine solo 710, pari al 4% delle ordinanze. Va ancora peggio a Reggio Calabria (2.989) e Palermo (1.943), dove secondo i dati forniti dalle amministrazioni comunali non risulta eseguito neppure un abbattimento. Tra i comuni virtuosi vale la pena segnalare Prato (957 demolizioni effettuate, +111,5% rispetto a quelle emesse nello stesso periodo per l’esecuzione di provvedimenti relativi ad anni precedenti) e Genova, con 498 abbattimenti (25,7%).</p>
<p>Accanto al “buco nero” delle demolizioni, i risultati della ricerca evidenziano l’esistenza di una vera e propria eredità avvelenata dei precedenti condoni edilizi, rappresentata da centinaia di migliaia di richieste inevase, presentate in occasione delle leggi 47/1985, 724/1994 e 326/2003. Complessivamente le domande presentate sono state 2.040.544, quelle respinte 27.859, quelle ancora in attesa di una risposta ben 844.097 pari al 41,37% del totale, il grosso delle quali risale addirittura al primo condono, quello del 1985. Il primo comune come numero di domande è di gran lunga quello di Roma, con oltre 596.000 richieste di cui circa 262.000 ancora senza risposta.</p>
<p>In perenne attesa che queste domande vengano esaminate, molti immobili restano nella disponibilità dei loro proprietari in virtù di una anomala classificazione, quella di <strong>case “sanabili”</strong>, per il solo fatto che è stata presentata la richiesta di condono, indifferentemente dal fatto che sia accoglibile o meno. <strong> In questo modo sono proposte sul mercato immobiliare, per essere affittate o, addirittura, vendute case che potrebbero, invece, essere destinate all’abbattimento. </strong></p>
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		<title>Stop all’abusivismo edilizio</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Dec 2012 00:00:39 +0000</pubDate>
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</div>Legambiente presenta la proposta di legge per la demolizione del cemento illegale. Sono 4.956 (il 10,6%) le ordinanze eseguite su un totale di 46.760 emesse. I risultati di un’indagine dell’associazione ambientalista su 72 comuni capoluoghi di provincia. “L’abbattimento delle costruzioni fuorilegge è la migliore cura preventiva contro il vecchio e nuovo abusivismo”. Ville con piscina,<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2012/12/stop-allabusivismo-edilizio/">Read more...</a></strong>
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</div><p><strong><em>Legambiente presenta la proposta di legge per la demolizione del cemento illegale. Sono 4.956 (il 10,6%) le ordinanze eseguite su un totale di 46.760 emesse. I risultati di un’indagine dell’associazione ambientalista su 72 comuni capoluoghi di provincia.</em></strong></p>
<p><strong>“L’abbattimento delle costruzioni fuorilegge è la migliore cura preventiva contro il vecchio e nuovo abusivismo”. Ville con piscina, seconde case costruite in riva al mare, in un’area protetta o in zone a rischio idrogeologico, desolanti scheletri in cemento mai terminati. Sono il risultato dell’abusivismo edilizio, un fenomeno illegale consolidato e diffuso in Italia, anche grazie all’inerzia delle istituzioni preposte a contrastarlo, agli interessi della criminalità organizzata e a una carente programmazione urbanistica. Senza contare la politica dei condoni che alimenta una nuova colata di cemento fuorilegge. </strong><br />
<span id="more-5173"></span><br />
Secondo il Cresme, nella Penisola solo nel 2011 l’industria del mattone illegale ha realizzato quasi 26mila <strong>abusi, tra nuove case o grandi ristrutturazioni:</strong> una cifra che rappresenta il 13,4 per cento del totale delle nuove costruzioni. E dal 2003, anno dell’ultimo <strong>condono edilizio</strong> a oggi, sono state costruite oltre 258mila case illegali, per un fatturato complessivo di 1,8 miliardi di euro. Un patrimonio che non si riesce ad abbattere. Dal 2000 al 2011, secondo una ricerca realizzata da Legambiente su 72 comuni capoluogo di provincia, sono state emesse 46.760 ordinanze, mentre ne sono state eseguite solo 4.956 (il 10,6%). Dati allarmanti che indicano come il fenomeno continui a prosperare in tutto il Paese, devastando il paesaggio e alimentando una filiera del <strong>cemento illegale,</strong> intorno alla quale ruotano interessi non indifferenti.</p>
<p>Legambiente ha perciò presentato un disegno di legge, contenente integrazioni e modifiche normative, per superare le difficoltà emerse finora nell’attuazione delle norme in vigore e per rendere più efficace e tempestivo l’iter delle demolizioni. In particolare servono maggiori azioni di contrasto, partendo prima di tutto dal potenziamento dei poteri delle autorità preposte, ridefinendo disposizioni e tempi per le attività di <strong>demolizione</strong>, e prevedendo sanzioni più severe, fino alla misura estrema dello scioglimento dell’ente locale inadempiente sul fronte delle demolizioni e del completamento dell’esame delle domande di<strong> sanatoria edilizia.</strong></p>
<p>Secondo Legambiente, nel nostro Paese, dove il messaggio prevalente è quello dell’inviolabilità della casa anche se fuorilegge, la demolizione delle <strong>costruzioni illegali</strong> è la migliore cura preventiva contro il vecchio e nuovo abusivism. Il fatto che ogni anno sopravvivano alle ruspe migliaia di manufatti è un chiaro segnale che esiste una rete di complicità e di omissioni da parte delle amministrazioni comunali, che invece hanno l’obbligo e non la facoltà di abbattere l’abuso ripristinando così la legalità. Un obbligo che deve esser accompagnato da strumenti e risorse adeguate, come il Fondo di rotazione da 150 milioni di euro previsto dalla legge o l’Albo delle imprese demolitrici, a cui sarà obbligatorio iscriversi.</p>
<blockquote><p>“Oltre che sventare i continui tentativi di riaprire i termini della sanatoria edilizia del 2003, l’ultimo dei quali appena una settimana fa – ha commentato Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd e presidente onorario di Legambiente &#8211; è utile proporre strumenti in grado di monitorare e contrastare il fenomeno dell’abusivismo edilizio. Una piaga che ha già ‘regalato’ al Paese colate di cemento illegale contribuendo ad aggravare il consumo di suolo e il rischio idrogeologico. Il progetto di legge 5588 presentato questa mattina vuole rispondere proprio a questa esigenza. Purtroppo la legislatura si avvia repentinamente a conclusione, ma è comunque importante mandare al Paese un messaggio per il sostegno e il ripristino della legalità. Augurandoci che le legge possa compiere rapidamente il suo iter parlamentare nella prossima legislatura”.</p></blockquote>
<p>Composto da 14 articoli, le novità principali del disegno di legge riguardano (art.5) le modalità di demolizioni degli <strong>immobili abusivi </strong>e (art.7) una <strong>sanzione </strong>esemplare per gli enti locali inadempienti: lo scioglimento del comune inosservante, in caso di mancata attuazione del piano di demolizione e di ripristino, entro un anno. Napoli è la città con il maggior numero di ordinanze di demolizione emesse negli ultimi 11 anni. Il capoluogo campano conta 16.837 provvedimenti, di cui riesce a portarne a termine solo 710, pari al 4% delle ordinanze. Va ancora peggio a Reggio Calabria (2.989) e Palermo (1.943), dove secondo i dati forniti dalle amministrazioni comunali non risulta eseguito neppure un abbattimento. Tra i comuni virtuosi invece si segnalano Prato (957 demolizioni effettuate, +111,5% rispetto a quelle emesse nello stesso periodo per l’esecuzione di provvedimenti relativi ad anni precedenti) e Genova, con 498 abbattimenti (25,7%).</p>
<p>Tra le altre novità, introdotte dal ddl, vi è la creazione (art. 11) di un albo speciale delle imprese abilitate alla demolizione di <strong>opere edilizie abusive </strong>e al ripristino dei luoghi; e lo stanziamento (art. 12) di maggiori fondi, per l’esattezza 150 milioni di euro a partire dal 2013, a favore del Fondo per le demolizioni delle opere abusive a uso degli enti che provvedono agli abbattimenti. Infine la proposta di legge prevede l’istituzione (art.4) di un Osservatorio nazionale sull’abusivismo edilizio, presieduto dal Ministro dell’Ambiente e composto da regioni, enti locali, forze dell’ordine, organi giudiziari e associazioni ambientaliste impegnate sul tema. L’osservatorio, dovrà, tra le altre cose, coordinare le attività sul fronte del contrasto <strong>all’abusivismo </strong>e verificare i piani comunali di demolizione e di ripristino dei luoghi.</p>
<blockquote><p>“La lotta all’abusivismo e ai condoni – ha detto il senatore Roberto Della Seta &#8211; è l’esempio più evidente di come in Italia impegno per l’ambiente e per la legalità coincidano. È anche una prova vistosa dell&#8217;anomalia della destra italiana, che all&#8217;idea della sacralità della legge &#8211; elemento caratterizzante dei conservatori in ogni angolo del mondo &#8211; ha sostituito una ricorsa continua, e in ogni campo, a sanatorie e condoni. Ora è il momento che al no a qualsiasi ipotesi di nuovo condono si accompagni da parte dello Stato una ben maggiore capacità di demolire gli immobili abusivi: questo disegno di legge risponde a questa esigenza sempre più pressante”.</p></blockquote>
<p>Il ddl che proponiamo vuole innanzitutto ristabilire quel principio di legalità a cui da troppo tempo, e troppo spesso, si è derogato, con gravi colpe di chi avrebbe dovuto esercitare i controlli, a partire da molte amministrazioni locali. E per questo nel disegno di legge si prevedono sanzioni più severe, fino alla misura estrema dello scioglimento dell’ente locale inadempiente sul fronte delle demolizioni e del completamento dell’esame delle domande di <strong>sanatoria edilizia</strong>. I condoni, oltre ai danni ambientali e urbanistici, sono stati anche il simbolo più concreto di una politica imbelle e anzi complice del malaffare e la sola idea di condono ha consolidato l’idea che ad ogni abuso corrisponde una sanatoria, ed è solo questione di tempo. Per questo, il ddl che presentiamo oggi non è solo in difesa dell&#8217;ambiente ma è anche un tassello importante per una nuova e più bella politica.</p>
<p>Ripristinare la legalità e sottrarre guadagni illeciti alla criminalità; mettere in sicurezza il territorio e chi lo abita; liberare il paesaggio dai manufatti illegali, che ne deturpano la bellezza, principale risorsa economica del nostro paese: sono questi, insomma, gli obiettivi del ddl e della campagna <strong>“Abbatti l’Abuso”,</strong> l’iniziativa promossa da Legambiente per dire stop al cemento illegale.</p>
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		<title>Condono edilizio nel Ddl Semplificazioni?</title>
		<link>http://news.cambiocasa.it/2012/10/condono-edilizio-nel-ddl-semplificazioni/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Oct 2012 00:00:07 +0000</pubDate>
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</div>Una domanda che richiederebbe una risposta, ma con il condizionale d&#8217;obbligo. Il Ddl Semplificazioni potrebbe mascherare un condono edilizio, secondo molti&#8230; Il Ddl Semplificazioni potrebbe nascondere un condono edilizio sotto forma di nuove norme mirate alla semplificazione dei permessi di costruzione anche in presenza di vincoli ambientali, grazie al silenzio assenso. È quindi polemica, alla<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2012/10/condono-edilizio-nel-ddl-semplificazioni/">Read more...</a></strong>
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</div><p><strong><em>Una domanda che richiederebbe una risposta, ma con il condizionale d&#8217;obbligo. Il Ddl Semplificazioni potrebbe mascherare un condono edilizio, secondo molti&#8230;</em></strong></p>
<p><strong>Il Ddl Semplificazioni potrebbe nascondere un condono edilizio sotto forma di nuove norme mirate alla semplificazione dei permessi di costruzione anche in presenza di vincoli ambientali, grazie al silenzio assenso. È quindi polemica, alla quale però il ministro dell’Ambiente Corrado Clini risponde rassicurando che il Ddl Semplificazioni non conterrebbe alcun condono edilizio a favore dell’abusivismo in Italia.</strong><br />
<span id="more-4892"></span><br />
Il<strong> silenzio assenso</strong> è quindi a monte delle polemiche suscitate dalle nuove norme introdotte dal Ddl Semplificazioni. Viene contestata soprattutto la norma che prevede regole più semplici negli appalti e per i <strong>permessi di costruzione </strong>anche in presenza di <strong>vincolo ambientale.</strong> In pratica, il<strong> silenzio rifiuto </strong>è stato sostituito con il <strong>silenzio assenso</strong>, in modifica ai commi 8, 9 e 10 dell’articolo 20 del Dpr 6 giugno 2001, n. 380 (testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia).</p>
<p>È vero che, con l’approvazione del Ddl Semplificazioni, le imprese edili potranno costruire anche in presenza di vincoli ambientali, paesaggistici o culturali se la Pubblica Amministrazione non comunicherà entro 45 giorni l’esito negativo della richiesta di approvazione del progetto di costruzione. Ma è pur vero che la modifica introdotta viene intesa come un <strong>condono edilizio</strong> mascherato nel Ddl Semplificazioni.</p>
<p>Clini invece sostiene che quella norma ha solo lo scopo di stimolare la Pubblica Amministrazione a dare delle risposte in tempi accettabili alle imprese e ai contribuenti, in quanto un cittadino che fa una domanda a un’Amministrazione Pubblica ha il diritto di avere una risposta, positiva o negativa. Perché se il contribuente fa domanda per un intervento vietato dalle norme in vigore, quella domanda ha bisogno di una risposta – dice Clini &#8211; e, in caso di esito negativo, va rifiutata in maniera esplicita ed in tempi ragionevolmente brevi.</p>
<p>Il <strong>silenzio-rifiuto,</strong> invece, consente all’Amministrazione Pubblica di non rispondere alle domande dei cittadini. Ed ecco che la lentezza burocratica delle Amministrazioni troppo spesso rappresenta un alibi per costruire senza alcun permesso, ovvero in abuso alle norme in vigore. Ed è così che si favorisce l&#8217;<strong>abusivismo </strong>che invece il Ddl Semplificazioni vorrebbe combattere, sempre con il condizionale d&#8217;obbligo. Siamo in attesa di aggiornamenti&#8230;</p>
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		<title>Silenzio assenso autorizzazione costruzioni in aree vincolate</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Oct 2012 00:00:09 +0000</pubDate>
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</div>Dal Ddl Semplificazioni silenzio assenso per autorizzazione costruzioni in aree con beni vincoli ambientali e paesaggistici. Legambiente: &#8216;Ministri e Parlamento modifichino questa disposizione assurda e pericolosa per il patrimonio culturale italiano. Il silenzio assenso per le autorizzazioni a costruire anche nelle aree con vincoli ambientali e paesaggistici è una vera e propria follia che rischia<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2012/10/silenzio-assenso-autorizzazione-costruzioni-in-aree-vincolate/">Read more...</a></strong>
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</div><p><strong><em>Dal Ddl Semplificazioni silenzio assenso per autorizzazione costruzioni in aree con beni vincoli ambientali e paesaggistici.</em></strong></p>
<p><strong>Legambiente: &#8216;Ministri e Parlamento modifichino questa disposizione assurda e pericolosa per il patrimonio culturale italiano. Il silenzio assenso per le autorizzazioni a costruire anche nelle aree con vincoli ambientali e paesaggistici è una vera e propria follia che rischia di portare a un nuovo sacco del patrimonio culturale italiano, mettendo a rischio i laghi, le aree costiere e archeologiche dove la speculazione potrà approfittare di piani regolatori vecchi e dell’assenza della pianificazione paesaggistica&#8217;.</strong><br />
<span id="more-4866"></span><br />
Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, sulla disposizione contenuta nel <strong>disegno di legge Semplificazioni</strong> varato in Consiglio dei ministri, che sostituisce il<strong> silenzio assenso</strong> al silenzio rifiuto previsto ad oggi dalla legge per le <strong>aree vincolate</strong> dal punto vista ambientale e paesaggistico.</p>
<blockquote><p>&#8216;Sarebbe una semplificazione assurda e pericolosa – <strong>prosegue il presidente di Legambiente</strong> &#8211; perché è del tutto evidente, considerati i tagli fatti in questi anni e lo stato di abbandono e di disorganizzazione in cui versano tante Soprintendenze, che le amministrazioni preposte alla tutela del vincolo nella stragrande maggioranza dei casi non saranno in grado di rispondere alle richieste nei tempi previsti, facendo scattare il silenzio assenso alla trasformazione&#8217;.</p></blockquote>
<p>Occorre ricordare che solo in Sardegna e Puglia sono stati approvati Piani Paesaggistici ai sensi del Codice dei Beni Culturali, che consentono di avere il quadro di che cosa si può fare nei diversi ambiti territoriali.</p>
<p>Cogliati Dezza chiede al Parlamento e ai ministri di opporsi categoricamente a questa scelta. <em>&#8216;Ministero dei Beni Culturali e Regioni completino le regole di tutela con l’approvazione dei piani paesaggistici, e poi si potrà parlare di semplificazione&#8217;.</em></p>
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		<title>Mafia, corruzione e abusivismo edilizio nel Nord Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 02:00:38 +0000</pubDate>
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</div>Da un dossier Legambiente: 26 i clan censiti dalla Direzione nazionale antimafia, 1.431 i beni confiscati. La Liguria è la prima regione per numero d’illeciti, seguono Lombardia ed Emilia Romagna. Lombardia al terzo posto in Italia per aziende sottratte alle organizzazioni mafiose. Milano è al quinto posto per gli immobili tolti ai clan. Mafie, corruzione,<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2012/03/mafia-corruzione-abusivismo-edilizio-nord-italia/">Read more...</a></strong>
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</div><p><strong><em>Da un dossier Legambiente: 26 i clan censiti dalla Direzione nazionale antimafia, 1.431 i beni confiscati. La Liguria è la prima regione per numero d’illeciti, seguono Lombardia ed Emilia Romagna. Lombardia al terzo posto in Italia per aziende sottratte alle organizzazioni mafiose. Milano è al quinto posto per gli immobili tolti ai clan.</em></strong></p>
<p><strong>Mafie, corruzione, illegalità: sono l’altra faccia dell’Italia, tre criticità che colpiscono tutta la Penisola. Negli ultimi cinque anni anche il Nord-Italia ha, infatti, registrato dati allarmanti che indicano come questi fenomeni non siano una prerogativa solo del Sud del Paese. E i numeri parlano chiaro: dal 2006 al 2010 ci sono state 7.139 infrazioni, 9.476 persone denunciate, 1.198 sequestri, 9 arresti. Senza contare lo scioglimento forzato o le dimissioni anticipate di consigli comunali per infiltrazioni mafiose, Piani di governo del territorio (Pgt) scritti e riscritti “sotto dettatura”, professionisti sorpresi con la mazzetta in mano &#8211; banconote da 200 e 500 euro &#8211; e ancora omicidi, sequestri, denunce. </strong><br />
<span id="more-3896"></span><br />
È quanto emerge da &#8216;Cemento Spa&#8217;, il dossier di Legambiente presentato a Genova e che offre un’inquietante panoramica macroregionale del malaffare che si annida nel ciclo del cemento. Un viaggio tra le regioni del Nord fatto di dati e di storie per capire quanto l’illegalità sia radicata e quanto sia importante estirparla. Al convegno hanno partecipato Enrico Fontana, Responsabile Osservatorio Ambiente e Legalità Legambiente, Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria, Stefano Bigliazzi, Centro Azione Giuridica Legambiente Liguria e Matteo Lupi, Referente Libera Liguria.</p>
<p>A muovere la “Cemento spa”, in tutte le sue articolazioni (da quelle criminali fino alla malapolitica) è un vorticoso giro d’affari. Quello legale e quello illecito, collegato alla corruzione e all’<strong>abusivismo edilizio.</strong> Buona parte dei 60 miliardi di euro “fatturati” ogni anno nel nostro Paese dalla corruzione, secondo le stime della Corte dei Conti, è riconducibile al sistema degli appalti pubblici e alla <strong>&#8216;valorizzazione&#8217; immobiliare </strong>del territorio. Il mattone illegale ha fatturato solo nel 2010, secondo i dati elaborati dalla nostra associazione, almeno 1,8 miliardi di euro.</p>
<p><em>&#8216;I numeri di questo dossier parlano chiaro: l&#8217;intreccio tra illegalità, corruzione e mafie nel ciclo del cemento rappresenta un’autentica minaccia per l&#8217;economia e l&#8217;ambiente del Nord Italia. Dopo aver saccheggiato e impoverito il Mezzogiorno, i clan stanno sempre di più trasferendo il loro sistema d&#8217;imprenditoria criminale nel resto del Paese, sfruttando disattenzioni, sottovalutazioni del problema, vere e proprie complicità. C&#8217;è bisogno di una reazione forte e immediata da parte di tutti: dalle istituzioni a chi ha responsabilità politiche, dalle imprese ai cittadini&#8217;</em>&#8216;, <strong>ha dichiarato Enrico Fontana, Responsabile Osservatorio Ambiente e Legalità Legambiente.</strong></p>
<p>Ma non è solo una questione di <strong>mafie</strong>.<strong> L’abusivismo edilizio </strong>classico continua a sfregiare l’intero Paese, non solo al Sud, come solitamente viene raccontato. Secondo le stime del Cresme, nell’ultimo anno sono stati 26.500 gli abusi censiti, numero che assorbe ben 18mila nuove costruzioni. Lo scorso 29 febbraio, solo un esempio, ad Arcola, vicino La Spezia, il Corpo forestale dello Stato ha sequestrato un complesso immobiliare (residenziale e commerciale) in un’area ad alto rischio idrogeologico, nonostante la Regione avesse imposto nell’area il divieto assoluto di edificazione dopo i danni arrecati dall’alluvione del 25 ottobre 2011.</p>
<p><em>&#8216;La Liguria si è guadagnata la testa della classifica per il Nord Italia </em> – <strong>ha spiegato Santo Grammatico, Presidente di Legambiente Liguria </strong>– <em>dove la capacità di penetrazione della criminalità organizzata negli enti locali, negli appalti per i lavori pubblici, in un momento di crisi economica si è rafforzata e dobbiamo ringraziare le forze dell&#8217;ordine se in questi anni il fenomeno ha cominciato ad essere circoscritto e definito con puntualità. Crediamo che le grandi opere abbiano la capacità di attrarre grandi capitali ma anche interessi non sempre trasparenti. Il ponente ligure, con i comuni di Ventimiglia e Bordighera sciolti per infiltrazione mafiosa a causa di interessi legati alla costruzione di porti, al gioco d&#8217;azzardo e alla gestione degli appalti ne rappresenta una prima evidenza&#8217;.</em></p>
<p>I clan censiti dalla Direzione nazionale<strong> antimafia</strong> nelle regioni del Nord sono 26. Un altro dato che sintetizza la gravità della penetrazione mafiosa al Nord è quello relativo ai beni confiscati alle <strong>mafie</strong>: che al 1 febbraio 2012 hanno raggiunto quota 1.431, secondo quanto riferito dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. La Lombardia, per aziende confiscate (205), è la terza regione d’Italia, dopo Sicilia (561) e Campania (317). E Milano, con 190 immobili sottratti ai clan, è la quinta città d’Italia, dopo Palermo (1924), Reggio Calabria (245), Motta Sant’Anastasia, in provincia di Catania (230) e Roma (209).</p>
<p>Dunque, lo scenario che emerge da &#8216;Cemento Spa&#8217; richiede un’immediata assunzione di responsabilità e una profonda riconversione all’insegna della legalità, della trasparenza e della sostenibilità, ambientale ed energetica. Legambiente rilancia perciò tre proposte specifiche per combattere gli illeciti e su cui è forte l’impegno comune con Libera, l’associazione contro tutte le mafie, che sabato 17 marzo ha celebrato a Genova la diciassettesima edizione della &#8220;Giornata della Memoria e dell&#8217;Impegno in ricordo delle vittime delle mafie&#8221; promossa insieme ad Avviso Pubblico.</p>
<p>La prima proposta lanciata dall’associazione ambientalista riguarda l’approvazione da parte del Parlamento di un efficace sistema sanzionatorio contro la corruzione (come richiesto da oltre un milione e 200mila cittadini che hanno sottoscritto, nei mesi scorsi, la petizione lanciata da Libera) che prevedeva, in particolare, la ratifica della convenzione di Strasburgo del 1999, l&#8217;introduzione nel nostro codice di delitti come il traffico d’influenze illecite, la corruzione tra privati, l&#8217;autoriciclaggio. La seconda proposta consiste nell’introduzione nel Codice penale di quei delitti contro l’ambiente, sollecitati dalla direttiva 2008/99/CE, che rappresentano uno strumento indispensabile contro i fenomeni di aggressione illegale al territorio e alle risorse naturali.</p>
<p>Infine, Legambiente ribadisce l’importanza di definire un Piano nazionale di lotta all’<strong>abusivismo edilizio, </strong>che individui di concerto con le Regioni e gli enti locali tutti gli strumenti utili (dal controllo del territorio agli abbattimenti di immobili costruiti illegalmente) per stroncare una piaga che affligge ormai da troppo tempo il nostro Paese.</p>
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