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	<title>Cambiocasa News &#187; Legambiente</title>
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		<title>L’abusivismo edilizio in Italia: un dossier Legambiente</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Dec 2012 00:00:42 +0000</pubDate>
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</div>Il fenomeno dell’abusivismo edilizio, che ha prosperato indisturbato per decenni, è un’autentica piaga del nostro Paese. Una ferita continuamente riaperta dalle promesse di condono edilizio. Ma a promuovere il nuovo cemento illegale è un altro “incentivo” micidiale: la quasi matematica certezza che l’immobile abusivo non verrà abbattuto. Le ordinanze di demolizione effettivamente eseguite, anche quando<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2012/12/labusivismo-edilizio-in-italia-un-dossier-legambiente/">Read more...</a></strong>
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<strong>This article is copyright ©  Cambiocasa News</strong>
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</div><p><strong><em>Il fenomeno dell’abusivismo edilizio, che ha prosperato indisturbato per decenni, è un’autentica piaga del nostro Paese. </em></strong></p>
<p><strong>Una ferita continuamente riaperta dalle promesse di condono edilizio. Ma a promuovere il nuovo cemento illegale è un altro “incentivo” micidiale: la quasi matematica certezza che l’immobile abusivo non verrà abbattuto. Le ordinanze di demolizione effettivamente eseguite, anche quando sono previste da sentenze della magistratura diventate definitive, sono l’eccezione, non la regola. E il mattone fuorilegge continua a prosperare, devastando il paesaggio, alimentando una vera e propria filiera del cemento illegale (dalle cave agli impianti di calcestruzzo fino alle imprese edili), arricchendo in molti territori le casse dei clan Non basta. Nei cantieri del mattone illegale il lavoro nero è la regola, la sicurezza semplicemente non esiste, i materiali utilizzati sono di pessima qualità. </strong><br />
<span id="more-5187"></span><br />
La legalità e il rispetto delle regole diventano, così un “fastidioso” problema, risolto con la rimozione delle responsabilità e la negazione delle caratteristiche ormai esclusivamente speculative del fenomeno dell<strong>’abusivismo edilizio. </strong>E nelle rare occasioni in cui qualche magistrato o qualche sindaco coraggioso decidono di dare corso all’obbligo, previsto per legge, della demolizione, la casa da abbattere è sempre abitata da qualche “bisognoso”, che merita proteste e manifestazioni di solidarietà da parte di rappresentati politici (spesso senza distinzioni di schieramento) o autorità ecclesiastiche.</p>
<p>In questo clima, inaccettabile per un Paese civile, solo nel 2011 l’industria del mattone illegale ha messo a segno 25.800 nuovi abusi, tra case ex novo e significativi ampliamenti di volumetria in immobili preesistenti. Una cifra che rappresenta il 13,4% del totale delle <strong>nuove costruzioni</strong>. Significa che oltre una nuova casa su dieci di quelle sorte nell’ultimo anno è fuorilegge. Il “processo di accumulazione” nel corso del tempo è micidiale. Tra il 2003, ultimo anno in cui era possibile presentare la domanda di condono edilizio, e il 2011, infatti, il Cresme ha censito la cifra record di 258 mila <strong>case abusive, </strong>per un giro di affari illegale, basato sui numeri e sui valori immobiliari medi, che Legambiente calcola in circa 18,3 miliardi di euro.</p>
<p>A questa colata di <strong>cemento fuorilegge</strong> si deve sommare il vecchio <strong>abusivismo</strong>, quello costruito prima del 2003 e non condonabile, che fa brutta mostra di se lungo la penisola, molto spesso sulle coste, nelle zone di maggiore pregio paesaggistico, nelle aree più fragili del territorio dove esistono vincoli precisi legati al dissesto idrogeologico. Dove non si può edificare perché la terra frana e i fiumi esondano, inghiottendo tutto quello che trovano sulla loro strada, case e abitanti compresi.</p>
<p>A fronte di questa realtà, le demolizioni effettivamente eseguite nei comuni capoluogo di provincia che hanno risposto al questionario di Legambiente (realizzato nell’ambito della ricerca Ecosistema urbano 2012) sono state, dal 2000 al 2011, appena 4.956, ovvero il 10,6% delle 46.760 ordinanze emesse. Il provvedimento, insomma, arriva ma la possibilità di farla franca è comunque elevatissima.</p>
<p>La città con il maggior numero di ordinanze di demolizione emesse negli ultimi undici anni è Napoli, con 16.837 provvedimenti, che però riesce a portarne a termine solo 710, pari al 4% delle ordinanze. Va ancora peggio a Reggio Calabria (2.989) e Palermo (1.943), dove secondo i dati forniti dalle amministrazioni comunali non risulta eseguito neppure un abbattimento. Tra i comuni virtuosi vale la pena segnalare Prato (957 demolizioni effettuate, +111,5% rispetto a quelle emesse nello stesso periodo per l’esecuzione di provvedimenti relativi ad anni precedenti) e Genova, con 498 abbattimenti (25,7%).</p>
<p>Accanto al “buco nero” delle demolizioni, i risultati della ricerca evidenziano l’esistenza di una vera e propria eredità avvelenata dei precedenti condoni edilizi, rappresentata da centinaia di migliaia di richieste inevase, presentate in occasione delle leggi 47/1985, 724/1994 e 326/2003. Complessivamente le domande presentate sono state 2.040.544, quelle respinte 27.859, quelle ancora in attesa di una risposta ben 844.097 pari al 41,37% del totale, il grosso delle quali risale addirittura al primo condono, quello del 1985. Il primo comune come numero di domande è di gran lunga quello di Roma, con oltre 596.000 richieste di cui circa 262.000 ancora senza risposta.</p>
<p>In perenne attesa che queste domande vengano esaminate, molti immobili restano nella disponibilità dei loro proprietari in virtù di una anomala classificazione, quella di <strong>case “sanabili”</strong>, per il solo fatto che è stata presentata la richiesta di condono, indifferentemente dal fatto che sia accoglibile o meno. <strong> In questo modo sono proposte sul mercato immobiliare, per essere affittate o, addirittura, vendute case che potrebbero, invece, essere destinate all’abbattimento. </strong></p>
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		<title>Stop all’abusivismo edilizio</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Dec 2012 00:00:39 +0000</pubDate>
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</div>Legambiente presenta la proposta di legge per la demolizione del cemento illegale. Sono 4.956 (il 10,6%) le ordinanze eseguite su un totale di 46.760 emesse. I risultati di un’indagine dell’associazione ambientalista su 72 comuni capoluoghi di provincia. “L’abbattimento delle costruzioni fuorilegge è la migliore cura preventiva contro il vecchio e nuovo abusivismo”. Ville con piscina,<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2012/12/stop-allabusivismo-edilizio/">Read more...</a></strong>
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</div><p><strong><em>Legambiente presenta la proposta di legge per la demolizione del cemento illegale. Sono 4.956 (il 10,6%) le ordinanze eseguite su un totale di 46.760 emesse. I risultati di un’indagine dell’associazione ambientalista su 72 comuni capoluoghi di provincia.</em></strong></p>
<p><strong>“L’abbattimento delle costruzioni fuorilegge è la migliore cura preventiva contro il vecchio e nuovo abusivismo”. Ville con piscina, seconde case costruite in riva al mare, in un’area protetta o in zone a rischio idrogeologico, desolanti scheletri in cemento mai terminati. Sono il risultato dell’abusivismo edilizio, un fenomeno illegale consolidato e diffuso in Italia, anche grazie all’inerzia delle istituzioni preposte a contrastarlo, agli interessi della criminalità organizzata e a una carente programmazione urbanistica. Senza contare la politica dei condoni che alimenta una nuova colata di cemento fuorilegge. </strong><br />
<span id="more-5173"></span><br />
Secondo il Cresme, nella Penisola solo nel 2011 l’industria del mattone illegale ha realizzato quasi 26mila <strong>abusi, tra nuove case o grandi ristrutturazioni:</strong> una cifra che rappresenta il 13,4 per cento del totale delle nuove costruzioni. E dal 2003, anno dell’ultimo <strong>condono edilizio</strong> a oggi, sono state costruite oltre 258mila case illegali, per un fatturato complessivo di 1,8 miliardi di euro. Un patrimonio che non si riesce ad abbattere. Dal 2000 al 2011, secondo una ricerca realizzata da Legambiente su 72 comuni capoluogo di provincia, sono state emesse 46.760 ordinanze, mentre ne sono state eseguite solo 4.956 (il 10,6%). Dati allarmanti che indicano come il fenomeno continui a prosperare in tutto il Paese, devastando il paesaggio e alimentando una filiera del <strong>cemento illegale,</strong> intorno alla quale ruotano interessi non indifferenti.</p>
<p>Legambiente ha perciò presentato un disegno di legge, contenente integrazioni e modifiche normative, per superare le difficoltà emerse finora nell’attuazione delle norme in vigore e per rendere più efficace e tempestivo l’iter delle demolizioni. In particolare servono maggiori azioni di contrasto, partendo prima di tutto dal potenziamento dei poteri delle autorità preposte, ridefinendo disposizioni e tempi per le attività di <strong>demolizione</strong>, e prevedendo sanzioni più severe, fino alla misura estrema dello scioglimento dell’ente locale inadempiente sul fronte delle demolizioni e del completamento dell’esame delle domande di<strong> sanatoria edilizia.</strong></p>
<p>Secondo Legambiente, nel nostro Paese, dove il messaggio prevalente è quello dell’inviolabilità della casa anche se fuorilegge, la demolizione delle <strong>costruzioni illegali</strong> è la migliore cura preventiva contro il vecchio e nuovo abusivism. Il fatto che ogni anno sopravvivano alle ruspe migliaia di manufatti è un chiaro segnale che esiste una rete di complicità e di omissioni da parte delle amministrazioni comunali, che invece hanno l’obbligo e non la facoltà di abbattere l’abuso ripristinando così la legalità. Un obbligo che deve esser accompagnato da strumenti e risorse adeguate, come il Fondo di rotazione da 150 milioni di euro previsto dalla legge o l’Albo delle imprese demolitrici, a cui sarà obbligatorio iscriversi.</p>
<blockquote><p>“Oltre che sventare i continui tentativi di riaprire i termini della sanatoria edilizia del 2003, l’ultimo dei quali appena una settimana fa – ha commentato Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd e presidente onorario di Legambiente &#8211; è utile proporre strumenti in grado di monitorare e contrastare il fenomeno dell’abusivismo edilizio. Una piaga che ha già ‘regalato’ al Paese colate di cemento illegale contribuendo ad aggravare il consumo di suolo e il rischio idrogeologico. Il progetto di legge 5588 presentato questa mattina vuole rispondere proprio a questa esigenza. Purtroppo la legislatura si avvia repentinamente a conclusione, ma è comunque importante mandare al Paese un messaggio per il sostegno e il ripristino della legalità. Augurandoci che le legge possa compiere rapidamente il suo iter parlamentare nella prossima legislatura”.</p></blockquote>
<p>Composto da 14 articoli, le novità principali del disegno di legge riguardano (art.5) le modalità di demolizioni degli <strong>immobili abusivi </strong>e (art.7) una <strong>sanzione </strong>esemplare per gli enti locali inadempienti: lo scioglimento del comune inosservante, in caso di mancata attuazione del piano di demolizione e di ripristino, entro un anno. Napoli è la città con il maggior numero di ordinanze di demolizione emesse negli ultimi 11 anni. Il capoluogo campano conta 16.837 provvedimenti, di cui riesce a portarne a termine solo 710, pari al 4% delle ordinanze. Va ancora peggio a Reggio Calabria (2.989) e Palermo (1.943), dove secondo i dati forniti dalle amministrazioni comunali non risulta eseguito neppure un abbattimento. Tra i comuni virtuosi invece si segnalano Prato (957 demolizioni effettuate, +111,5% rispetto a quelle emesse nello stesso periodo per l’esecuzione di provvedimenti relativi ad anni precedenti) e Genova, con 498 abbattimenti (25,7%).</p>
<p>Tra le altre novità, introdotte dal ddl, vi è la creazione (art. 11) di un albo speciale delle imprese abilitate alla demolizione di <strong>opere edilizie abusive </strong>e al ripristino dei luoghi; e lo stanziamento (art. 12) di maggiori fondi, per l’esattezza 150 milioni di euro a partire dal 2013, a favore del Fondo per le demolizioni delle opere abusive a uso degli enti che provvedono agli abbattimenti. Infine la proposta di legge prevede l’istituzione (art.4) di un Osservatorio nazionale sull’abusivismo edilizio, presieduto dal Ministro dell’Ambiente e composto da regioni, enti locali, forze dell’ordine, organi giudiziari e associazioni ambientaliste impegnate sul tema. L’osservatorio, dovrà, tra le altre cose, coordinare le attività sul fronte del contrasto <strong>all’abusivismo </strong>e verificare i piani comunali di demolizione e di ripristino dei luoghi.</p>
<blockquote><p>“La lotta all’abusivismo e ai condoni – ha detto il senatore Roberto Della Seta &#8211; è l’esempio più evidente di come in Italia impegno per l’ambiente e per la legalità coincidano. È anche una prova vistosa dell&#8217;anomalia della destra italiana, che all&#8217;idea della sacralità della legge &#8211; elemento caratterizzante dei conservatori in ogni angolo del mondo &#8211; ha sostituito una ricorsa continua, e in ogni campo, a sanatorie e condoni. Ora è il momento che al no a qualsiasi ipotesi di nuovo condono si accompagni da parte dello Stato una ben maggiore capacità di demolire gli immobili abusivi: questo disegno di legge risponde a questa esigenza sempre più pressante”.</p></blockquote>
<p>Il ddl che proponiamo vuole innanzitutto ristabilire quel principio di legalità a cui da troppo tempo, e troppo spesso, si è derogato, con gravi colpe di chi avrebbe dovuto esercitare i controlli, a partire da molte amministrazioni locali. E per questo nel disegno di legge si prevedono sanzioni più severe, fino alla misura estrema dello scioglimento dell’ente locale inadempiente sul fronte delle demolizioni e del completamento dell’esame delle domande di <strong>sanatoria edilizia</strong>. I condoni, oltre ai danni ambientali e urbanistici, sono stati anche il simbolo più concreto di una politica imbelle e anzi complice del malaffare e la sola idea di condono ha consolidato l’idea che ad ogni abuso corrisponde una sanatoria, ed è solo questione di tempo. Per questo, il ddl che presentiamo oggi non è solo in difesa dell&#8217;ambiente ma è anche un tassello importante per una nuova e più bella politica.</p>
<p>Ripristinare la legalità e sottrarre guadagni illeciti alla criminalità; mettere in sicurezza il territorio e chi lo abita; liberare il paesaggio dai manufatti illegali, che ne deturpano la bellezza, principale risorsa economica del nostro paese: sono questi, insomma, gli obiettivi del ddl e della campagna <strong>“Abbatti l’Abuso”,</strong> l’iniziativa promossa da Legambiente per dire stop al cemento illegale.</p>
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		<title>Strategia energetica nazionale, le osservazioni di Legambiente</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Nov 2012 00:00:43 +0000</pubDate>
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</div>“Serve più coraggio per innovare il sistema energetico e uscire dalle fonti fossili”, dice Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente, nell&#8217;introduzione al documento di osservazioni che Legambiente ha elaborato sulla Strategia energetica nazionale presentata dal Ministero dello Sviluppo economico. Secondo Legambiente, decidere di presentare una proposta di Strategia energetica nazionale in una fase così delicata<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2012/11/strategia-energetica-nazionale-le-osservazioni-di-legambiente/">Read more...</a></strong>
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<img width="300" height="300" src="http://news.cambiocasa.it/wp-content/uploads/2012/11/ambiente-lampadina.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Ecosistema Urbano 2012, città allo stallo nella qualità ambientale" />
</div><p><strong><em>“Serve più coraggio per innovare il sistema energetico e uscire dalle fonti fossili”, dice Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente, nell&#8217;introduzione al documento di osservazioni che Legambiente ha elaborato sulla Strategia energetica nazionale presentata dal Ministero dello Sviluppo economico.</em></strong></p>
<p><strong>Secondo Legambiente, decidere di presentare una proposta di Strategia energetica nazionale in una fase così delicata per la crisi economica, energetica e climatica che stiamo attraversando, ci sembra positiva e apprezzabile, ma in un momento di tale crisi serve un segnale più forte da parte del governo per innovare davvero un settore strategico per lo sviluppo economico e ambientale del Paese.</strong><br />
<span id="more-5070"></span></p>
<blockquote><p>“Il documento – continua Zanchini – è contraddittorio, a parole dichiara di voler promuovere rinnovabili ed efficienza energetica senza però dare strumenti certi e timing adeguati al loro effettivo sviluppo. Nei fatti, e con interventi precisi, però ne ostacola lo sviluppo e dà il via libera alle trivellazioni per estrarre petrolio e gas. Ora più che mai, invece, servirebbero prospettive coraggiose e innovative per rilanciare l’economia e dare fiducia a cittadini e imprese riducendo le spese in bolletta e fornendo gli strumenti giusti per competere nell’economia del futuro”.</p></blockquote>
<p>Nello specifico, Legambiente punta il dito sulla transizione per ridurre importazioni e consumi di fonti fossili, per cui il documento invece di puntare decisamente alla riduzione del consumo e delle importazioni di fonti fossili, individua, sia per l&#8217;efficienza energetica che per le fonti rinnovabili, strategie generiche e strumenti inadeguati a raggiungere quanto previsto e propone un rilancio della produzione di idrocarburi nazionali che appare incoerente oltre che sbagliata.</p>
<p>È <strong>l’efficienza energetica </strong>il primo indispensabile pilastro del nuovo scenario energetico. Il Parlamento europeo ha appena approvato, in Commissione Industria, la proposta di Direttiva sull’efficienza energetica che prevede target vincolanti di riduzione del 20% dei consumi di energia entro il 2020. Ogni Paese dovrà definire una “roadmap”, con target intermedi, e sono previste sanzioni per i Governi inadempienti. Il nostro paese non ha ancora alcuna politica che spinga chiaramente in questa direzione: il Piano di azione per<strong> l’efficienza energetica</strong>, approvato lo scorso anno, è infatti inadeguato come obiettivi e manca degli strumenti attuativi.</p>
<p>Occorre quindi spingere<strong> l’efficienza</strong> attraverso standard e incentivi, fissando miglioramenti progressivi nelle prestazioni di elettrodomestici, tecnologie e sistemi energetici industriali con incentivi e scadenze per gli standard meno efficienti (da togliere dal commercio), e che introduca obblighi per le tecnologie già competitive; dare certezza agli strumenti in vigore; rendere strutturali le detrazioni fiscali per gli interventi di <strong>efficienza energetica (il cosiddetto 55%</strong>); aumentare gli obiettivi fissati per i certificati bianchi, fissare dei criteri minimi di efficienza energetica e di emissioni di CO2, a partire dall’obbligo di cogenerazione per i progetti di nuovi impianti energetici.</p>
<p>Rispetto all&#8217;<strong>efficienza energetica in edilizia,</strong> quanto previsto dalla SEN appare del tutto insufficiente, perché non fornisce indicazioni chiare per il recepimento nelle normative, controlli e sanzioni, criteri per mettere assieme il più efficace mix di soluzioni progettuali tecnologiche e impiantistiche sostenibili. Il tema della <strong>certificazione energetica</strong> deve diventare centrale, per dare una direzione chiara a tutto il <strong>settore delle costruzioni. </strong></p>
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		<title>Ecosistema Urbano 2012, città allo stallo nella qualità ambientale</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Nov 2012 00:00:47 +0000</pubDate>
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</div>Presentata a Venezia la XIX edizione del Rapporto di Legambiente, Ambiente Italia e Sole 24 Ore sulle eco-performance dei 104 capoluoghi di provincia &#8216;Le città possono essere il fulcro di un rinnovamento radicale del Paese&#8217;. È crisi. Ma la penuria di risorse non è sufficiente a spiegare la brusca e preoccupante battuta d’arresto delle politiche<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2012/11/ecosistema-urbano-2012-citta-allo-stallo-nella-qualita-ambientale/">Read more...</a></strong>
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</div><p><strong><em>Presentata a Venezia la XIX edizione del Rapporto di Legambiente, Ambiente Italia e Sole 24 Ore sulle eco-performance dei 104 capoluoghi di provincia &#8216;Le città possono essere il fulcro di un rinnovamento radicale del Paese&#8217;.</em></strong></p>
<p><strong>È crisi. Ma la penuria di risorse non è sufficiente a spiegare la brusca e preoccupante battuta d’arresto delle politiche ambientali urbane: prima ancora di quella economica, pare esserci una crisi della capacità di fare buona amministrazione che investe molte, troppe realtà locali. Nell’insieme dei capoluoghi italiani, ad esempio, torna a crescere l’inquinamento atmosferico, la media delle polveri sottili passa da 30 a 32 microgrammi per metro cubo, e sono dieci in più, da 27 si passa a 37, i giorni dell’anno in cui l’ozono scavalca i limiti di legge. Senza contare l’inefficienza energetica e quella del trasporto pubblico, messo sotto pressione dai tagli e incapace di attrarre passeggeri. Non crescono inoltre le isole pedonali, le zone a traffico limitato e le reti ciclabili urbane.</strong><br />
<span id="more-4936"></span><br />
È questa la foto scattata dalla XIX edizione di <strong>Ecosistema Urbano</strong>, l’annuale ricerca di Legambiente e Ambiente Italia, realizzata con la collaborazione editoriale del Sole 24 Ore, sullo stato di salute ambientale dei capoluoghi di provincia italiani. Un quadro che, nel grigiore generale, vede emergere <strong>Venezia</strong>, tra le grandi città, <strong>Trento</strong>, tra i centri urbani di medie dimensioni, e <strong>Verbania</strong>, tra le piccole. In tutti e tre i casi, però, si tratta di primati relativi: non sono le città più sostenibili, ma sono le meno insostenibili. Rimane invece indietro il sud Italia con Messina, Reggio Calabria e Vibo Valentia ultime in classifica, sia che si parli di grandi capoluoghi, sia di medi o piccoli centri.</p>
<p>Le città, secondo Legambiente, possono essere il fulcro di un rinnovamento radicale del Paese, perché insieme alla costruzione di un’<strong>economia </strong>a bassa emissione di anidride carbonica e la messa in sicurezza dei territori e degli edifici, rappresentano la via maestra per uscire dalla <strong>crisi economica</strong> e dal declino. Il rinascimento urbano è possibile, non è un’utopia, ma oltre ad una politica nazionale più attiva in questa direzione, serve anche il coinvolgimento e la consapevolezza delle singole persone. C’è un mondo di cose da fare ed Ecosistema Urbano fotografa fedelmente lo stato delle città italiane, mai come quest’anno così statiche nella <strong>qualità ambientale.</strong></p>
<p><strong>Le 3 vincitrici: </strong>Le migliori città di Ecosistema Urbano sono: <strong>Venezia </strong>per le grandi città, <strong>Trento </strong>tra i centri urbani di medie dimensioni e <strong>Verbania </strong>tra le piccole.</p>
<p>Nella graduatoria delle città medie conquista, invece, la vetta più alta Trento, che l’anno scorso era seconda alle spalle di Bolzano. Scendono a 42,5 microgrammi al metro cubo le medie relative al biossido di azoto, rispetto ai 49,5 mcrogr./mc della passata edizione. Bene la raccolta differenziata che supera il 60% (64,3%). Nel trasporto pubblico Trento registra 182 viaggi per abitante all’anno. Seguono nella classifica generale delle città medie: Bolzano (2ª), La Spezia (3ª), Parma (4ª), e Perugia (5ª). I centri urbani di medie dimensioni dimostrano, rispetto alle grandi e alle piccole città, una migliore reattività allo stallo generale.</p>
<blockquote><p>&#8216;Nel nostro Paese – spiega Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente – diverse <strong>best practices </strong>ci dicono che produrre significativi cambiamenti nel modo di gestire e vivere la città è possibile. L’Area C di Milano o il porta a porta dei rifiuti di Andria, i <strong>tetti solari </strong>delle scuole di Bergamo, la mobilità e <strong>l’efficienza energetica</strong> di Bolzano, le nuove pedonalizzazioni del centro storico di Firenze sono esperienze che mostrano come &#8211; anche in tempi di vacche magre &#8211; il vero motore resta la voglia di fare. Anzi a dispetto della crisi (o forse proprio in ragione della crisi) gli interventi appena citati &#8211; <strong>road pricing, energie pulite, efficiente gestione dei rifiuti </strong>&#8211; evidenziano che la riduzione degli impatti ambientali sulle città può creando opportunità economiche per il pubblico, il privato, la collettività&#8217;.</p></blockquote>
<p><strong>Nella foto: Verbania, una delle città vincitrici.</strong></p>
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		<title>Silenzio assenso autorizzazione costruzioni in aree vincolate</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Oct 2012 00:00:09 +0000</pubDate>
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</div>Dal Ddl Semplificazioni silenzio assenso per autorizzazione costruzioni in aree con beni vincoli ambientali e paesaggistici. Legambiente: &#8216;Ministri e Parlamento modifichino questa disposizione assurda e pericolosa per il patrimonio culturale italiano. Il silenzio assenso per le autorizzazioni a costruire anche nelle aree con vincoli ambientali e paesaggistici è una vera e propria follia che rischia<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2012/10/silenzio-assenso-autorizzazione-costruzioni-in-aree-vincolate/">Read more...</a></strong>
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</div><p><strong><em>Dal Ddl Semplificazioni silenzio assenso per autorizzazione costruzioni in aree con beni vincoli ambientali e paesaggistici.</em></strong></p>
<p><strong>Legambiente: &#8216;Ministri e Parlamento modifichino questa disposizione assurda e pericolosa per il patrimonio culturale italiano. Il silenzio assenso per le autorizzazioni a costruire anche nelle aree con vincoli ambientali e paesaggistici è una vera e propria follia che rischia di portare a un nuovo sacco del patrimonio culturale italiano, mettendo a rischio i laghi, le aree costiere e archeologiche dove la speculazione potrà approfittare di piani regolatori vecchi e dell’assenza della pianificazione paesaggistica&#8217;.</strong><br />
<span id="more-4866"></span><br />
Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, sulla disposizione contenuta nel <strong>disegno di legge Semplificazioni</strong> varato in Consiglio dei ministri, che sostituisce il<strong> silenzio assenso</strong> al silenzio rifiuto previsto ad oggi dalla legge per le <strong>aree vincolate</strong> dal punto vista ambientale e paesaggistico.</p>
<blockquote><p>&#8216;Sarebbe una semplificazione assurda e pericolosa – <strong>prosegue il presidente di Legambiente</strong> &#8211; perché è del tutto evidente, considerati i tagli fatti in questi anni e lo stato di abbandono e di disorganizzazione in cui versano tante Soprintendenze, che le amministrazioni preposte alla tutela del vincolo nella stragrande maggioranza dei casi non saranno in grado di rispondere alle richieste nei tempi previsti, facendo scattare il silenzio assenso alla trasformazione&#8217;.</p></blockquote>
<p>Occorre ricordare che solo in Sardegna e Puglia sono stati approvati Piani Paesaggistici ai sensi del Codice dei Beni Culturali, che consentono di avere il quadro di che cosa si può fare nei diversi ambiti territoriali.</p>
<p>Cogliati Dezza chiede al Parlamento e ai ministri di opporsi categoricamente a questa scelta. <em>&#8216;Ministero dei Beni Culturali e Regioni completino le regole di tutela con l’approvazione dei piani paesaggistici, e poi si potrà parlare di semplificazione&#8217;.</em></p>
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		<title>Legge Stadi, il calcio non c&#8217;entra: è solo speculazione edilizia</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jul 2012 02:00:10 +0000</pubDate>
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</div>Il calcio e gli stadi per gli Europei o i Mondiali non c’entrano nulla con il testo approvato dalla Commissione cultura della Camera. Questa fretta ha del resto una ragione ben precisa: se approvato, il Disegno di Legge consegnerebbe a chi vuole realizzare speculazioni edilizie uno straordinario strumento per costruire in aree non edificabili in<strong> &nbsp; <a href="http://news.cambiocasa.it/2012/07/legge-stadi-il-calcio-non-centra-e-solo-speculazione-edilizia/">Read more...</a></strong>
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</div><p><strong><em>Il calcio e gli stadi per gli Europei o i Mondiali non c’entrano nulla con il testo approvato dalla Commissione cultura della Camera. </em></strong></p>
<p><strong>Questa fretta ha del resto una ragione ben precisa: se approvato, il Disegno di Legge consegnerebbe a chi vuole realizzare speculazioni edilizie uno straordinario strumento per costruire in aree non edificabili in ogni Comune italiano. È un’ipocrisia parlare di calcio, non vi è del resto alcuna prossima manifestazione sportiva a cui l’Italia si sia candidata. E nemmeno la motivazione per cui attraverso la costruzione e gestione di stadi, finalmente rinnovati, si sarebbe riusciti a dare alle società calcistiche una voce di entrata importante come quella delle “concorrenti” europee non viene più utilizzata. </strong><br />
<span id="more-4443"></span><br />
Questo provvedimento non è infatti pensato per le squadre di calcio ma per chi vuole realizzare<strong> speculazioni edilizie.</strong> Perché altrimenti prevedere che si possano realizzare <strong>case e alberghi, centri commerciali e uffici</strong>? E senza neanche una scadenza legata a un avvenimento sportivo, per cui varrà per sempre come procedura speciale, permettendo in pochi mesi di rendere edificabili terreni agricoli e persino, con alcune forzature, aree vincolate. Del resto l’unico grande stadio realizzato in Italia in questi anni, lo Juventus Stadium di Torino, non ha avuto bisogno di procedure speciali, né di essere finanziato dalla c<strong>ostruzione di case e alberghi. </strong></p>
<p>Questa Legge, per i suoi contenuti, va assolutamente fermata. Legambiente con un dossier spiega i pericoli e i veri interessi che ci sono dietro un provvedimento in cui non ci si preoccupa certo dei tifosi ma solo di muovere cemento e <strong>speculazioni</strong>. Ma vi è anche una rilevante questione di democrazia e trasparenza, perché non è accettabile che un provvedimento di questa portata venga approvato senza che né l’Aula della Camera né quella del Senato possano discutere e votare un testo che non ha alcuna ragione di urgenza, ma che smonta completamente le normali procedure in materia urbanistica, edilizia e di vincoli ambientali.</p>
<p>Ma ecco un esempio dei contenuti più dirompenti del Disegno di Legge recante <strong><em>&#8220;Disposizioni per favorire la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi anche a sostegno della candidatura dell&#8217;Italia a manifestazioni sportive di rilievo europeo o internazionale&#8221; (A.C. 2800)</em></strong></p>
<p><em>&#8216;Case e alberghi, centri commerciali e uffici: procedure speciali e nessun limite alla speculazione edilizia legata agli stadi&#8217;,</em> <strong>commenta Legambiente.</strong></p>
<p>Non sono le società di calcio a essere interessate a questo disegno di Legge ma coloro che vogliono realizzare speculazioni edilizie. Saranno loro a proporre alle società calcistiche di tutta Italia la costruzione di impianti da connettere a ben più voluminose operazioni immobiliari. Si potranno infatti rendere edificabili aree che oggi non lo sono per i piani vigenti. E in queste operazioni prevedere <strong><em>&#8216;attività residenziali, direzionali, turistico-ricettive e commerciali&#8217; (articolo 4, comma 2). </em></strong></p>
<p>La vera invenzione di questo provvedimento, l’autentico regalo agli speculatori è nella formula &#8216;complessi multifunzionali&#8217; definiti come<strong><em> &#8216;complesso di opere comprendente ogni altro<strong> insediamento edilizio ritenuto necessario e inscindibile purché congruo e proporzionato ai fini del complessivo equilibrio economico e finanziario&#8217;.</strong></em></strong> Tanto a proporre gli interventi sono operatori privati e a valutare è il Comune, senza nessun ruolo di verifica da parte del Ministero dello Sport o di altri Enti.</p>
<p>E a usufruire di queste procedure possono essere soggetti privati, purché stipulino un accordo con una società sportiva <strong><em>&#8216;per la cessione del solo impianto sportivo&#8217; o per il semplice &#8216;diritto d’uso, a qualsiasi titolo&#8217;.</em> </strong></p>
<p>Che vuol dire tutto ciò? Che ad alcuni soggetti privilegiati, legati direttamente o indirettamente alle squadre di calcio, è concesso qualcosa che a tutti gli altri cittadini è vietato perché va contro la Legge e l’interesse generale. Gli è concesso in sintesi, di decidere con il beneplacito del Comune e in accordo con altri proprietari di aree, di far diventare edificabili aree che oggi non lo sono generando così un enorme guadagno che nulla ha a che fare con l’attività calcistica, gli stadi, i tifosi.</p>
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